Videogiochi, cura per bambini affetti di autisimo


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Demonizzati negli Stati Uniti, caprio espiatorio per crimini che nulla a che fare con il mondo videoludico, i videogiochi possono essere uno strumento importante di terapia, o di sostegno alle cura, sia per adulti che per bambini.

Italian Ingenium è un gruppo di tre ingegneri informatici del Politecnico di Milano che, tra i primi, hanno intuito il potenziale terapico dei videogiochi. La malattia in cui si può intervenire è, in questo caso, l’autismo. Il fondatore Matteo Valoriani ha scoperto, infatti, che quando i bambini autistici sono impegnati in un gioco di squadra sono più portati a comunicare con il mondo esterno. Questa tendenza, non riscontrabile nelle attività di tutti i giorni, è accentuata se il gioco impegna dal punto di vista sia fisico che mentale. E al giorno d’oggi sono molti i videogiochi che impegnano dal punto di vista fisico e mentale: si pensi all’Xbox con il Kinect e alla Playstation con il Ps Move.

Italian Ingenium ha messo in moto un progetto, il “5th Element Project”, che vede lo sviluppo di applicazioni – videogiochi in sostanza – che utilizzano il Kinect. Le applicazioni permettono ai bambini autistici di giocare muovendosi, di partecipare a delle piccole avventure con altri bambini e di rispondere a dei quiz. Le sperimentazioni pilota hanno conquistato un discreto successo e tra breve si realizzerà una sorta di beta testing su larga scala, con il coinvolgimento, si spera, di 20 struttura sanitarie su tutto il territorio nazionale.

Il progetto di Italian Ingenium, nel frattempo, ha suscitato l’interesse sullo scenario internazionale. Ha vinto una competizione organizzata dalla Microsoft, la Imagine Cup, e ha ricevuto un premio di 10mila dollari, tutti spesi per lo sviluppo di nuove idee. L’obiettivo è ora vincere una competizione di livello superiore, la Imagine Cup Grants: in palio ci sono 100mila dollari.

 



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