Metal Gear Rising: più simile ad un Mortal Kombat che a uno stealth


Metal Gear Rising

La saga di Metal Gear ha abituato l’utenza a standard di qualità elevati e a una precisa filosofia di gioco, quella stealth. Nelle avventure di Snake il giocatore ha sempre dovuto prestare attenzione a non farsi scoprire dal nemico, utilizzando muri, elementi dello scenario e via dicendo.

Con Metal Gear Rising la musica è destinata a cambiare. D’altronde, la Konami non ha messo mano al gioco per metà del tempo, “offrendolo” in corso d’opera alla Platinium Games per motivi attualmente sconosciuti. Il passaggio di consegne è stato sostanziato da  due cambiamenti. Il primo ha coinvolto il titolo: il gioco si chiamerà Metal Gear Rising: Revengeance. Il secondo ha coinvolto l’intera struttura del gameplay. Esso si base ora su dinamiche puramente action, abbandonando in toto le meccaniche stealth.

Il gioco è stato presentato al Gamescom e, pur discostandosi apertamente dai predecessori, ha convinto. Il sistema di controlli è alquanto originale e offre al giocatore un ampio ventaglio di modalità per uccidere i nemici, la maggior parte di essere in maniera molto cruenta. La lama di Raiden (il protagonista) affetta gli avversari che è una bellezza, lasciando all’utente la decisione di ‘come e cosa tagliare’. Il risultato è un gioco molto violento – a farla da padrone è il sangue – che ricalca nelle mosse un gioco di tutt’altro genere: Mortal Kombat. Il punto in comune è la possibilità di finire il nemico con una specie di fatality: al Gamescom si è visto Raiden tagliare in due un malcapitato ed estrarne la spina dorsale.

Insomma, la direzione di Metal Gear Rising è opposta a quella dei vari Metal Gear Solid, ma non è detto sia un male. L’unica nota negativa che tutti gli addetti ai lavori hanno ravvisato riguarda l’aspetto tecnico. I modelli poligonali sono ben fatti, certo, ma le animazioni hanno lasciato molto a desiderare. Inoltre, il level design è apparso monotono e privo di varietà.



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