Anna, l’avventura grafica tutta italiana


Anna, avventura grafica

Non si conoscono grandi software house italiane. E in effetti non ce ne sono: i centri del potere videoludico sono altrolve, negli Stati Uniti, in Giappone, in Inghilterra. Ciononostante, l’Italia sta cercando di emergere e di ritagliarsi un proprio spazio. Lo sta facendo portandosi dietro quell’attitudine alla sapiente artigianalità che caratterizza, in genere, l’intero tessuto produttivo del paese. E’ questo il caso di Dreampainters, giovane società di sviluppatori che ha da poco fatto capolino sul mercato con un prodotto di alta qualità: Anna.

Anna è un’avventura grafica che si avvale non di un comparto tecnico muscolare (niente poligoni, ovviamente) ma di un ottima sceneggiatura, un elevato tasso di coinvolgimento e una rifinitura da grande software house.

C’è di più: Dreampainters hanno intrapreso la tortuosa strada dell’innovazioni. Anna è un gioco molto originale per essere un’avventura grafica (genere che non conosce sconvolgimenti da anni). L’originalità sta soprattutto nella concezione degli enigmi. E’ ovviamente necessari una buona dose di logica per risolverli, ma non la logica ‘tradizionale’, bensì quella, onirica e a tratti folle, che il gioco propone e insegna all’utente mano a mano che l’avventura prosegue. La follia è uno dei temi principali temi di Anna, insieme all’elemento onirico. La storia ruota attorno ad una segheria in Valle d’Aosta, abbandonata e in decadenza, ma utilizzata per dei rituali satanici. Ebbene, la logica da utilizzare sarà quella dei loschi figuri che abitano l’edificio, dalla psiche labile e dagli intenti malvagi.

Il gioco, c’è da dire, si presenta con un grado di difficoltà elevatissimo, comunque compensato da una quest principale non molto lunga. Essa offre tre finali distinti, il primo dei quali si esaurirà entro le prime tre ore di gioco, il terzo entro la decima-undicesima.

L’aspetto tecnico non è il forte di Anna, sebbene gli scenari contengano un ché di artistico. Ottima anche la colonna sonora, inquietante e ‘ambient’ al punto giusto.



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